Florea - Mostra mercato di piante ed essenze rare.
FLOREA - Mostra mercato di piante ed essenze rare. 12/13 Aprile 2008. Centro Vacanze "Garden" Cailungo, Repubblica di San Marino.
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Repubblica di San Marino - 12/13 Aprile 2008

Vivai Oste
Incontro su:
L’ utilizzo all’aperto nei giardini di clima temperato e sub-continentale
del centro e nord italia di nuove specie di palme resistenti al freddo

a cura di
Federico Oste

dei
Vivai Oste
Coltivazione Riviera Del Conero di Oste Lucio
Via G. Pascoli, 12
60025 LORETO (An)
Tel. 335.8243765
Tel. e Fax 071.978384

E-mail:
f.oste@fastnet.it

“I nostri vivai esistono da almeno 5 generazioni, quindi produciamo piante come famiglia da almeno il 1800, tra l'altro vari rami della famiglia hanno vivaisti sia nel presente che nel passato. Da sempre produciamo noi stessi le nostre piante a partire da seme o da piante giovani.

Anche per questo, certi che le piante subtropicali susciteranno sempre più interesse nel vasto pubblico e certi che l'attuale apparente mancanza di interesse dipenda dalla poca conoscenza delle essenze e dal fatto che a questo bisogno da parte del pubblico la gran parte dei vivaisti rispondono con piante facilmente reperibili ma meno resistenti al freddo, anche in vista di un evidente rialzo delle temperature medie e susseguente crisi idrica, crediamo che le piante subtropicali xerofile e resistenti al freddo del centro e Nord Italia, sia ornamentali che non, avranno sempre più un ruolo centrale nel paesaggio del nostro ambiente e di tutta Europa.

I nostri vivai sono sempre stati sotto la direzione della nostra famiglia che scientemente ha sempre voluto tenere la produzione a livello "artigianale" cioè preferendo alla crescita quantitativa sempre il contatto diretto con la natura. Attualmente abbiamo  vivai che coltiviamo da un minimo di 40 ad un massimo di circa 200 e più anni per una superficie totale di circa 10 ettari (100000 mq) per 90% trattasi di piante coltivate a terra fin dal seme.

Mio padre (LUCIO OSTE) fin dalla sua gioventù, ossia circa 60 anni fa ha iniziato la sperimentazione di qualsiasi nuova essenza che potesse essere pienamente resistente al nostro ambiente, sia per freddo che caldo, al nostro terreno (tendenzialmente basico e povero di elementi) e che fossero autosufficienti anche per quanto riguarda il regime idrico quindi la sua ricerca era ad ampio spettro, cioè tutte le classi di piante ornamentali e fruttifere utilizzabili con autosufficienza nei giardini che impiantavamo.

Comunque le palme coltivate presso di noi fino al 1989 erano solamente circa 4-5 specie. Inoltre una volta in terra le nostre piante non vengono innaffiate, salvo in circostanze particolari e pochissimo concimate, questo prepara la pianta all'utilizzo in giardino anche da parte di utenti pressoché digiuni delle procedure di piantagione e coltivazione. Sulla scorta di ciò sono state evidenziate quali essenze (intendiamo per essenze una specie, varietà o clone) sono del tutto autosufficienti per essere piantate nei giardini del nostro comprensorio, e visto le affinità climatiche di quasi tutta l'Italia del centro NORD ed anche grandi zone dell'Europa.

Dal 1989, abbiamo iniziato una nuova sperimentazione, sempre seguendo i principi base che hanno ispirato le sperimentazioni porecedenti ma incentrando la ricerca principalmente verso palme ed affini, e piante esotiche e/o mediterranee resistenti ai climi dell'Italia del centro e del NORD Per questo la ricerca è stata effettuata creando contatti e facendo arrivare semi e piantine da tutto il mondo, sulla scia di notizie di resistenza al freddo avute da corrispondenze personali in 4 lingue ottenute via lettere, scritti, libri, pubblicazioni, fax, telefonate e visite in vari siti a clima simile ai nostri, principalmente climi "mediterranei" e subtropicali freddi, cioè con possibilità di temperature minime estreme simili a quelle che possono verificarsi in Italia negli anni più freddi in EUROPA e USA Quindi studiai anche quali essenze erano già state provate all'inizio del secolo dai primi pionieri Italiani, Inglesi e Austro-Ungarici Tedeschi e Russi in Riviera Ligure e Costa Azzurra ed anche dalle sperimentazioni in Nord, Centro e Sud Italia, particolarmente in Toscana ad atto dei primi appassionati di Botanica e paesaggismo di fine 1800 e inizio 1900 Con mio stupore rilevai che varie specie di piante esotiche relativamente sconosciute tutt’oggi dai vivaisti e perfino dai botanici attuali Italiani e stranieri, sono invece ancora presenti come grandi esemplari anche in climi relativamente freddi (as esempio Toscana Centrale) ed hanno superato indenni gli inverni più freddi degli ultimi 100+ anni Eppure queste essenze sono state dimenticate (se mai scoperte) ed apparentemente quando qualcuno le chiede al vivaista comune o anche specializzato viene preso per pazzo o fuorviato con indicazioni sbagliate.

Nella mia ricerca di queste essenze fu chiaro fin da subito che c'era molta mancanza d'informazione e molta confusione in Italia ma anche all'estero su specie relativamente poco diffuse e/o rare, in alcuni casi rare perfino in Habitat, quando non quasi estinte ma ciò non di meno facili da coltivare senza grossi problemi salvo in alcuni casi il dover conoscere alcune peculiarità della coltivazione che possono variare da specie in specie...

Detto questo dopo ormai 15-20 anni di sperimentazione ho potuto verificare che molte più specie palme e piante esotiche possono tranquillamente essere coltivate nei nostri climi di CENTRO E NORD ITALIA ed anche in Nazioni più fredde e sapere già che senza grossi dubbi potranno superare gli inverni più rigidi, in molti casi anche meglio di piante relativamente comuni in giardino che però regolarmente muoiono o soffrono grandemente al primo inverno più freddo della media statistica Eppure la gente continua a ripiantarle sapendo o non sapendo delle specie destinate all’insuccesso o dare poca soddisfazione senza invece sapere dove poter reperire altre specie che invece resisterebbero molto meglio.

NOTE PAESAGGISTICHE STORICHE

L’utilizzo di specie di piante esotiche (cioè non autoctone di un determinato ambiente geografico) ha radici lontane che si perdono nella notte dei tempi. Comunque risalendo alla storia recente l’utilizzo di piante interessanti e quindi la loro importazione anche in paesi lontani risale almeno ai tempi dell’antica Roma.

Con l’inizio dei commerci, ossia in tutte le fasi storiche in cui erano possibili scambi commerciali si è man mano approfondita l’esplorazione di nuovi paesi, usanze e si sono scoperte nuove merci, nuove medicine e nuovi alimenti, molto di ciò è di origine vegetale, quindi per importare sia il prodotto che la tecnologia è stato utile importare nuove specie vegetali che si sono dimostrate utili sia a livello economico che, in ultima analisi ornamentale Ad esempio si stima che la prima palma “esotica” che fu introdotta in Italia risarrebbe a circa 5000 anni fa e si tratta di una palma da dattero (Phoenix Dactylifera) verosimilmante proveniente dalla sponda sud del Mediterraneo. Tra l’altro Phoenix Dactylifera era l’unica specie di palma esotica coltivabile all’esterno e presente in Italia fino al 1800 circa, visto che l’altra (Chamaerops Humilis) è endemica..

Questo a testimoniare quanto nella nostra cultura le palme fino a 200 anni fa erano qualcosa di assolutamente esotico e quindi questa presunzione di esotico=non resistenza al freddo ha delle radici antiche dure da demolire Una crescita alla conoscenza di nuove specie di piante si è avuta specialmente negli ultimi 500 anni, specie in conseguenza delle spedizioni di esplorazione di America e Asia ed Oceania. Comunque le prime vere introduzione in coltivazione all’esterno di palme “esotiche” si debbono agli Inglesi che scoprirono la Trachycarpus Fortunei (Fortunei, appunto..) verso la fine del 1700, cioè attorno al 1800 si piantarono i primi esemplari a Kew all’esterno. Ogni altra specie che possa vivere all’esterno in Europa è di più recente introduzione, incluso di soli pochissimi anni fa. Molte specie furono descritte dai botanici esploratori Europei che portarono dai loro viaggi esemplari secchi (per erbari) o esemplari vivi o semi di nuove piante.

Tra questi ricordiamo con onore il Prof. Odoardo Beccari di Firenze che per quanto lavorò principalmente per gli Inglesi, comunque era Italiano e fu la persona che scoprì, nomenclò ed ordinò una gran parte dei Generi e delle specie di palme conosciute Stante il fatto che climi similari esistono in varie zone del pianeta tra loro molto distanti si è verificato che molte piante un tempo sconosciute possono adattarsi e prosperare quando il clima ed il terreno lo permettano. Grazie alla scoperta di nuove piante ed alle sperimentazioni di istituzioni botaniche e quindi alle introduzioni in giardini sperimentali, specie ad opera di Inglesi ma anche di illustri botanici e sponsorizzati da nobili e magnati di tutta Europa, specie in Costa Azzurra e Liguria tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 si instaurò una sorta di gara a costruire i giardini con la più grande varietà di specie botaniche possibili. Sulla scorta delle introduzioni andate a buon fine allora, si basa il paesaggismo ornamentale ed il vivaismo mondiale che conosciamo tutt’oggi in Italia ed in Europa ed anche in parte degli USA e CANADA e paesi limitrofi, come sponda sud Mediterraneo.

Comunque data la gran mole di introduzioni effettuate dai magnati Inglesi, Russi, Prussiani Italiani, e Francesi, di fatto molte delle specie che furono introdotte a cavallo del 1800 e 1900 sono ancora pressochè sconosciute alla maggioranza dei comuni vivaisti del mondo Difatti le specie che sono tutt’oggi più utilizzate nei nostri giardini sono semplicemente una frazione delle specie che potrebbero adattarsi e prosperare alle nostre condizioni climatiche. Di certo mai è stata condotta una campagna di sperimentazione allargata a tutte le specie esistenti al mondo in tutti i micro-ambienti esistenti, quindi molto resta da scoprire, probabilmente di specie di piante adatte ai nostri climi ma non ancora comunemente introdotte ce ne sarebbero almeno 10 volte tanto quelle attualmente visibili nei giardini.

E’ altrettanto vero che la stragrande maggioranza delle piante che troviamo nei nostri giardini e vivai non sono assolutamente autoctone, quindi ben poco resterebbe se volessimo piante solo le specie autoctone, e anzi quasi nessuno sa quali siano le specie autoctone, a testimonianza che oramai la flora che consideriamo nostra, perfino quella spontanea è la risultanza di cosa si è coltivato e quindi da cosa si è visto nei giardini e vivai locali negli ultimi 30 - 200 anni Peraltro cosa sarebbero i nostri giardini senza le specie “esotiche” ? Da notare a stretto senso etimologico “esotico” è da considerarsi ogni esemplare vegetale proveniente da altro ambiente, cioè non necessariamente da clima più caldo

NOTE CLIMATICHE

Quando proviamo l’adattabilità di una determinata specie vegetale in una situazione climatica diversa da quella dell’ambiente originario, uno dei fattori più importanti è il clima e poi il terreno ed altri fattori Dato che l’adattabilità al terreno è facile da scoprire, quando il terreno sia adatto, come altra variabile critica fondamentale resta il clima.

Ovviamente non esistono due luoghi della terra che abbiano lo stesso identico clima, comunque per quanto riguarda le piante, esse sono molto adattabili ai climi più disparati di un certo range, ossia una fascia climatica o microclimi simili Per definire una fascia climatica a grandi linee le cose più importanti sono: * temperatura media annuale (somma delle minime e delle massime estreme di tutti i giorni dell’anno diviso 2 e diviso 365, misurata a circa 1 metro dal suolo e all’ombra) * temperatura media del mese o dei mesi più freddi * temperatura minima estrema dell’anno * quantità delle gelate notturne * temperatura massima estrema in estate * temperatura media dei mesi estivi.

Di queste bisognerebbe anche valutare statisticamente le possibili oscillazioni nell’arco degli anni, cioè valutare per lo meno i dati degli ultimi 30 anni per verificare quali siano veramente le condizioni vincolanti alla crescita, sviluppo e sopravvivenza di una pianta, ma anche il trend che si sta evidenziando stante anche il global warming (o global cooling) dove presente Comunque le piante possono sopravvivere, sopportare o anche prosperare a pochi minuti od ore a temperature sub o supra- ottimali quando per la maggior parte della loro vita le temperature sono in un un range più che accettabile sia per lo sviluppo che per lo meno per la sopravvivenza Ovviamente l’apporto idrico e l’umidità relativa dell’aria giocano anch’esse un ruolo importante ma forse non altrettanto fondamentale quanto la temperatura, dato che l’apporto idrico è più facimlmente controllabile dall’uomo che non la temperatura.

PALME E PIANTE ESOTICHE

Per palme si intendono molte piante esotiche a foglia palmiforme o pinnata affine o anche incorrettamente ascrivibile a quella della famiglia botanica PALMAE o ARECACEAE

E’ senza dubbio che le palme e le piante esotiche in generale sono tra le più importanti essenze del giardino e per varie ragioni anche culturali oltre che colturali le PALMAE sono state definite “PRINCIPES” dallo stesso Linneo, ossia sono le regine del regno vegetale ed anche per questo da sempre nei giardini di tutto il mondo, quando possibile si è cercato di introdurle anche come simbolo di gioia, serenità, vittoria, esotismo e simbolo di libertà.

In realtà delle circa 2800 specie di ARECACEAE=PALMAE esistenti al mondo ed oltre 5000 varietà o cultivars, ben poche sono utilizzate in larga scala perfino nei giardini più adatti climaticamente Molte altre sono ancora da definire botanicamente, comunque almeno 800-1000 specie sono state introdotte in coltivazione anche se ancora da pionieri della coltivazione anche nei paesi più adatti.. Di queste circa 300 sarebbero adatte ai climi mediterranei più favorevoli, ed in via scalare sempre meno nei climi più freddi, comunque ad esempio almeno 5 in gran parte della Germania, circa 20 in Inghilterra e ben da 35 a 150 in quasi tutta l’Italia popolata, cioè escludendo ovviamente le cime del Monte Bianco o del Gran Sasso…
ma sicuramente includendo tutta la zona residenziale del nord Adriatico e Pianura Padana.
E’ chiaro che da quanto possiamo vedere oggi nei giardini d’Italia e d’Europa siamo ancora distanti da questi numeri Ciò dipende da vari fattori, comunque uno dei motivi fondamentali che frena l’introduzione di nuove specie di palme resistenti al freddo è la scarsa conoscenza del tema da parte di:
• Vivaisti
• Appassionati
• Giardinieri
• Botanici
• Amministratori
• Architetti paesaggisti

Inoltre la letteratura in materia è molto carente, lacunosa e fuorviante e quasi sempre chi scrive i libri (quasi mai in Italiano) raramente scrive di esperienze fatte in prima persona, quindi spesso riporta notizie incerte se non del tutto errate, avolte gravi errori sono fatti perfino solo nella traduzione da una lingua all’altra.. L’introduzione nei giardini di nuove specie di palme è frenato dal fatto che da pochissimi anni si è riscoperta la potenzialità di queste piante, che a parte le doti paesaggistiche ed architetturali realmente hanno anche il grande pregio di sopportare bene la siccità e la scarsità di risorse idriche, come purtroppo sempre più dovremo presagire.. Inoltre la grande resistenza al caldo e la quasi assenza di malattie e la scarsa necessità di interventi di manutenzione fanno delle palme piante di facilissima coltivazione.

Ovviamente il fattore freddo è limitante, ma molto meno di quanto si possa credere Di fatto quasi nessuno dei professionisti del verde al mondo conosce i reali dati di resistenza al freddo ma si da per scontato che tutte le palme resistano allo stesso modo, quando invece tra la più resistente al freddo e la meno resistente c’è una differenza a livello di possibilità di sopravvivenza di almeno 45 gradi centigradi (fino a circa –35c per Rhapidophyllum Hystrix contro circa +10c di alcune specie Equatoriali) I dati reali sulla resistenza al freddo sono però conosciuti dai pochi scrupolosi ed avventurosi pionieri della coltivazione che per anni hanno coltivato esemplari rari provenienti dai pochi vivai più di avanguardia nella selezione di nuove specie, ossia specie che sono sempre esistite in natura ma mai provate prima nei giardini temperati e continentali del mondo occidentale (tantomeno fuori dai paesi più sviluppati) Non è nemmeno difficile immaginare come tanta mancanza di conoscenza sia riscontrabile tutt’oggi Difatti molte palme risultano simili all’occhi inesperto, tanto che solo negli anni più recenti alcune specie sono state scoperte come tali perfino dai botanici, cioè si ritenevano in precedenza ascrivibili ad altre specie peraltro anche di climi diversi e con grandi differenze geografiche e climatiche.

Grazie alle analisi del DNA e data la mole di dati ora disponibili ai ricercatori grazie ad internet, alle pubblicazioni ed ai computer ed alle centraline meteorologiche computerizzate è ora molto più facile analizzare i dati di comportamento al freddo di esemplari introdotti in giardini sperimentali distanti anche migliaia di kilometri e quindi avere dati comparativi certi e rilevanti anche per il nostri climi similari ed è facile valutare che molte delle specie adattabili non sono state ancora tentate nelle stragrande maggioranza dei giardini Italiani.

Questo è anche dovuto a diversi motivi: 1- mancanza di conoscenza in generale dei professionisti del verde 2- difficoltà quindi di approvvigionamento delle specie “rare” ricerche sconosciute ma resistenti e per contro tentativi di offerta e di introduzione, e di esemplari sicuramente non resistenti ma più facilmente disponibili 3- lentezza in generale di sviluppo iniziale 4- scarsità di informazioni in generale sul tema 5- tentativi di introdurre all’esterno esemplari forzati di specie adattabili ma deboli in quanto coltivati in serra E’ pur vero però che quando queste specie sono state introdotte anche 100+ anni fa a tutt’oggi hanno dimostrato di potersi adattare egregiamente e di superare anche le annate più fredde del secolo come qualsiasi altra pianta che consideriamo normale incontrare nei nostri giardini, cioè alcune palme hanno resistito al freddo in Provincia di Ravenna quanto i e più dei Pini Pinea, però quasi nessuno sa o comunque si sognerebbe di dire che il Pinus Pinea è a Ravenna una pianta “esotica” e potrebbe anche non resistere o soffrire nelle annate più fredde.. A tutt’oggi grandi esemplari inaspettati di Palme sono presenti nelle ville di mezza Italia, a partire da Lombardia, Piemonte, Veneto, Trentino, Toscana, ovviamente esemplari secolari date le ristrettezze economiche di un tempo è possibile vederli nella maggior parte dei casi solo nelle ville nobiliari, (molte delle quali a tutt’ora non accessibili al pubblico) peraltro spesso nessuno della proprietà sa il nome corretto dell’esemplare ed a volte per non ammettere ignoranza vengono dati nomi botanici errati.

Come breve nota aggiungeremo che è possibile vedere esemplari di palme all’aperto tutto l’anno e senza protezione anche nei seguenti paesi:
INGHILTERRA - SCOZIA - IRLANDA - GEORGIA (ex URSS) - GERMANIA
SVIZZERA - FRANCIA - OLANDA - SVEZIA - UNGHERIA - AUSTRIA - DANIMARCA

USA, WASHINGTON DC NEW YORK (estrema minima –17 quasi ogni anno)
CANADA (zone favorevoli)
CINA (anche in zone mediamente fredde)
AFGHANISTAN
PAKISTAN (zone fredde)
TIBET
GIAPPONE (zone temperate)

E con poche protezioni:
BULGARIA (a –18 tutti gli anni)
GIAPPONE (zone fredde)


A testimonianza del fatto che la palme sono coltivate anche in zone ben più fredde delle nostre.. Ovviamente non citiamo vari altri paesi i più disparati a clima sub-mediterraneo dove le palme riescono a resistere al freddo nonostante siano soggette agli stessi freddi che avvengono nella maggior parte del territorio dell’Italia del Centro Nord.

Per certo esistono palme che hanno sopravvissuto a temperature minime fino a –35 gradi centigradi Circa 100+ specie possono sopravvivere da adulte anche a punte di temperature di –10 gradi centigradi ed oltre, specie se tali temperature non sono la norma ma comunque un evento estemporaneo seppur statisticamente certo ma che non avvenga tutti gli anni, bensì solo nelle annate fredde che comunque certamente ciclicamente si ripropongono.

Circa 30 specie di palme hanno dimostrato la possibilità di poter resistere a temperature estemporanee di –20 centigradi ed anche più fredde…. Quindi teniamo a sottolineare che molte delle specie di palme ancora raramente coltivate in Italia del Centro e del Nord hanno molto più potenziale di alcune più facili da coltivare e più facilmente disponibili ma certamente non resistenti, alcune delle quali molto diffuse dai fiorai, supermercati e vivaisti commercianti del centro e nord Italia, specie in serra, ovviamente..!

Buona coltivazione!
Federico Oste

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